Intervista ai So Fucking Confused

RIOTZINE: Ciao SFC! Allora che dice in quel di Taranto?

ENRICO (SFC): Che si dice a TA? Eheheh, si va oltre il detto “tutto a posto e niente in ordine”, qui possiamo dire “ niente a posto, niente in ordine”. Parafrasando il titolo del nostro ultimo LP “Bad News From Jonio Waste”, le cattive notizie non smettono di arrivare, la situazione non è delle migliori, infatti il nuovo disco continua sulla sulla falsa riga del precedente a raccontare ciò che ci viviamo in questa parte di mondo.

MAURO (SFC): A Gennaio 2021 è uscito il nostro ultimo 7 pollici “Jonic Deathrow Manifesto”, EP registrato nell’Ottobre 2020. Riaprire le porte di uno studio di registrazione ci ha dato una grande carica, tanto da spingerci a non fermarci ed a comporre nuovo materiale che sta venendo fuori, con una nuova quanto tradizionale carica, tipica di SFC





RIOTZINE: Siamo qui per il vostro nuovo 7”, uscito dopo più di 25 anni dalla vostra prima release. Come vi fa sentire tutto questo?Raccontateci la genesi del progetto.

ENRICO (SFC):  “Jonic Deathrow Manifesto” é nato dalla voglia degli altri ragazzi del gruppo di far uscire qualcosa di nuovo, visto che sono passati ormai 4 anni dall’LP . Sono riusciti a coinvolgermi creando i primi riffs che poi sono stati elaborati insieme. Siamo ovviamente contenti e soddisfatti, soprattutto perché l’ EP è uscito in tempi molto molto brevi rispetto ai dischi precedenti. In questo periodo assurdo, abbiamo iniziato a provare le canzoni tra maggio e luglio del 2020, per arrivare a definirle e registrarle a settembre, riuscendo a far uscire il disco ai primi di gennaio del 2021.

MAURO (SFC): La mia storia con SFC inizia a soli 16 anni. Quando ebbi tra le mani il primo demo Tape, mi sentí catturato già dal primo ascolto: le melodie ed i suoni che cambiavano dal Punk HC allo SKA, veloci al punto giusto, erano pane per i miei denti, e per quelli dei miei amici. Da lì a poco conoscemmo Guido, che venne a trovarci in sala prove dove suonavano gli Hobophobic, ed iniziò a fare delle prove con questa band improvvisata. Enrico invece viveva a Firenze, ma qualche anno dopo tornò a Taranto, dove viveva anche Graziano e subito ripresero a suonare. Di lì a poco, fecero uscire in stampa il CD “Try Harder”, colmo di tracce Punk Rock, Garage, HC. Un album dalla carica assurda insomma, che animava ed infuocava gli spiriti del pubblico. Sotto al palco durante i concerti, si combinava un vero delirio, lo ricordo con non poca nostalgia e felicità. In ogni caso ho sempre sostenuto SFC, e con me moltissime persone, tant’é che le cose sono andate alla grande con l’uscita del cd split SFC/Hobophobic, a mio avviso uno dei più bei dischi da loro fatti, una vera dinamite. Da lì, attorno al 2010 iniziai a suonare la chitarra ritmica con loro, perfettamente sul punto della creazione delle fondamenta di quello che sarebbe stato l’album “Bad News From Jonio Waste”, uscito poi nel 2013. Ed ancora oggi, il divertimento nel suonare e la voglia di continuare a vivere queste emozioni non accennano a fermarsi, perciò si continua a sfornare nuovo materiale nel quale ognuno ci mette del suo. Un piccolo spoiler: a breve l’uscita di un nuovo album probabilmente in vinile, con la carica tipica di SFC, come il primo demo Tape, insomma, proprio come ai vecchi tempi.

VALERIO (SFC): Io personalmente sono super orgoglioso e felice di questa release. Avevo 13 anni quando ho ascoltato il primo Lp “ Prigioni “ e quello per me è stato il momento in cui decisi di impegnarmi per creare una band. Ora ,anni dopo ,mi trovo ad essere il loro batterista e per me significa molto.

RIOTZINE: Il suono J.D.M. sembra più cattivo e tagliente rispetto ai vostri lavori precedenti… semplice evoluzione/rinnovo di stile? O è complice il periodo che stiamo vivendo?

ENRICO (SFC): Credo che il suono tagliente sia strettamente legato alla produzione del disco, che è stato registrato e mixato al Mast studio di Bari, i suoni ne sono usciti molto rafforzati. Per il resto credo che il lavoro rientri nel classico stile di SFC. una delle delle 5 canzoni è stata scritta nel nel ’98 e le altre rientrano nelle sonorità di dischi come Try Harder del 2003 oltre che del precedente Bad News .

VALERIO (SFC): Personalmente non trovo tanta differenza di cattiveria o pesantezza tra JDM e altre release come Prigioni o lo split con gli Hobophobic. Noi non ci siam prefissati nulla. I brani sono usciti tutti in maniera spontanea dove ognuno proponeva un idea e se piaceva si andava avanti.

RIOTZINE: Il disco è stato coprodotto da una dozzina di labels…Lo spirito continua, no?

ENRICO (SFC): Per noi la cordata di etichette DIY è stato sempre il veicolo migliore per fare auto produzione: si riesce ad avere una distribuzione capillare, mantenendo vivo lo spirito del fai da te, che contraddistingue il nostro modo di vivere. L’hardcore punk e lo spirito continuano, SFC è la dimostrazione vivente che potremo davvero essere vecchi e forti, come cantavano i Negazione in quello che anche per noi resta il disco simbolo dell HC italiano.

VALERIO (SFC): La questione label d.i.y. È molto complessa e se ne potrebbe parlare per ore. Lo spirito continua si… ma con molte difficoltà. Per fortuna c’è gente che ci mette anima e cuore e decide di dare cmq quel piccolo contributo che comunque significa tanto e noi ne siamo estremamente grati.

MAURO (SFC): Credo che in Italia si dia ancora credito al senso dell’autoproduzione, alla libera circolazione di materiale autoprodotto, infatti, questo è stato ben palese nell’uscita dell’ultimo EP, ho notato con felicità molta collaborazione, un enorme risposta positiva ed un gran supporto che non sono tardati ad arrivare. Questo è fondamentale per la divulgazione libera delle autoproduzioni.

RIOTZINE: Torniamo un po’ indietro. Che significato ha avuto militare in una band HC nel Sud Italia? Quali sono stati i più grandi ostacoli da affrontare? E dall’altra parte, quali le emozioni/soddisfazioni più forti?

ENRICO (SFC): Taranto è una città dove fino al ’89 la cosiddetta scena punk hardcore non esisteva affatto, quindi noi ci siamo trovati ad essere pionieri nostro malgrado e a segnare un percorso dal principio, avendo dei forti punti di riferimento nella scena internazionale del decennio precedente e dei gruppi italiani che hanno contribuito a fare la storia di quella scena. Le difficoltà sono state tantissime soprattutto per quanto riguarda le distanze nei tour (si pensi ad esempio ad un gruppo di Milano, che fa un passo, ed é il di là del confine, invece per noi ci vuole una vita, anche considerando il fatto che non avevamo poi dei mezzi chissà quanto adeguati per spostarci. E’stata un’enorme soddisfazione riuscire a suonare all’estero e vedere che in altri posti, i nostri dischi li davamo via molto velocemente ed eravamo poi riconosciuti dalla gente. Insomma, chiaramente quando non si ha nulla, partendo da sotto zero e si riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati, la soddisfazione è duplice.

VALERIO (SFC): Le difficoltà sono tantissime ma quando si hanno dei risultati non si può descrivere quel che si prova.Per me una delle cose più belle è quando ti trovi a suonare all’estero e vedere la gente che canta le tue canzoni… il tuo messaggio è arrivato dall’altra parte del modo e c’è chi lo canta a squarciagola con te. Pura magia e Unione che solo la musica può creare


RIOTZINE: Per quel che abbiamo potuto vedere, la Puglia offre a chi ama l’hc ottime vibrazioni…è sempre stato così?

ENRICO (SFC): Credo che rispetto al passato, lo stato di salute dell hc pugliese sia meno buono, resistono determinate situazioni nelle varie province, ma gli sgomberi di molti posti dove poter suonare e la mancanza di un ricambio generazionale, hanno fatto sì che al momento I gruppi siano meno rispetto al passato.resta il fatto che suonare e vivere il punkhc da queste parti è ormai un attitudine radicata, quindi I gruppi che resistono,dal gargano fino a leuca, esprimono al massimo le loro caratteristiche e suonano da paura.

MAURO (SFC) : Suonare HC in Puglia significa dover trovare complici, gente disposta a mettere in piedi un progetto che continui nel tempo, significa trovare uno spazio dove poter mettere in piedi una sala prove ed uno dove fare concerti. Tutto ciò è diverso e semplificato per chi vive nelle grandi città, dove la presenza di spazi autogestiti che si inseriscono nel contesto sociale, (portando avanti una serie di questioni che siano sul piano sociale, culturale, o all’organizzazione di eventi) è sicuramente più massiccia. Noi ci siamo riusciti nonostante le difficoltà, creando concerti o festival come il Rozz Fest nei quali abbiamo avuto il supporto di gente che proveniva da diverse parti della nazione, e non solo.

RIOTZINE: Che progetti avete per il futuro? Magari anche non nell’immediato… puntate alle 30 candeline? O alle 30 Raffo, come vi pare…

VALERIO (SFC): Le trenta candeline e le 30 raffo sono state già spente e bevute all’inizio dell’anno. Purtroppo visto i tempi in cui viviamo non ci è stato possibile organizzare un evento per festeggiare ma appena sarà possibile sicuramente faremo qualcosa e questo porterà con se nelle sorprese e novità

ENRICO (SFC): Stiamo componendo nuove canzoni per un nuovo ep che speriamo esca prima della fine del 2021 e che si chiamerà “Cuenzo Cafè”. Sono brani molto belli, a nostro parere, più legati ale sonorità di un disco come Prigioni, il nostro primo LP, e non vediamo l’ora di poterli proporre dal vivo.

RIOTZINE: Spazio libero!

SFC: Grazie a RiotZine per questo spazio e per continuare a difendere e diffondere spazi di libera espressione e punkhc e un salute a tutte le realtà che resistono e riescono anche a crescere in un momento difficile come questo. A presto!!!

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