Recensione dell’album “Stanzy” dei Damianals

Nel maggio del 2019, i Damianals hanno pubblicato Stanzy, il loro primo album, con il supporto dell’etichetta discografica SlackRecords. In questa opera troviamo ben nove canzoni, di cui otto sono squisitamente originali, mentre la traccia finale è una cover di Madonna, chiamata per l’appunto Ray of Light.

La band è formata da Damiano Cason (AKA Dam, voce e basso), Damiano Negrisoli (AKA Wilson, voce e chitarra) e Giovanni Bottoglia (AKA Joe, batteria).

 

Stanzy è un album delizioso, con un sound a tratti grezzo, sporco. Prende per mano l’ascoltatore e lo trasporta indietro nel tempo, dritto dritto agli anni ’90. Anche se, in alcune canzoni, si notano forti e chiare vibrazioni in pieno stile ’60.

I testi sono interamente in lingua inglese.

Il genere è variegato: sebbene paia affondare nel sue più spesse e robuste radici nel Punk, Stanzy ci sorprende con un tocco (piuttosto evidente) di Garage e Surf Rock, talvolta perfino con qualche punta di Blues.

È un album ironico, solare, che potrebbe addirittura riportare con la mente a qualche spiaggia frequentata durante la gioventù in piena estate. Sarà forse per questo che, certe tracce, sono anche capaci di trasmettere un briciolo di dolce malinconia, una sensazione che ancor meglio potremmo definire come Sehnsucht, volendo prendere in prestito un termine dal Tedesco. E quando la musica (o l’arte, più in generale) è in grado di trasmettere una così vasta gamma di emozioni, non ci sono più dubbi: ci si trova davanti ad una gran bella creazione, un piccolo gioiello.

 

I punti forti dell’album

 

La traccia che spicca di più (e che resta in testa in maniera prepotente, echeggia all’infinito, fin quando non si arriva a cantarla a ritmo) tra le otto inedite, è certamente WhateverHappened to My Head?, che non a caso è stata anche il primo singolo estratto, di cui possiamo trovare un divertente video su YouTube. È la canzone numero tre dell’album, nonché la più lunga; offre più di cinque minuti di ascolto. E la si potrebbe riascoltare una miriade di volte, senza stancarsene mai. È la canzone più mesta per certi versi, ma anche la più potente per altri. Ed è l’unica che riesce a portare alla mente la Seattle di quasi trent’anni fa e, forse forse, anche un certo Grunge di nostra conoscenza, in particolare dopo l’assolo di chitarra; c’è un retrogusto alla Smells Like Teen Spirit, soprattutto per come predomina la batteria. Senza contare che, il falsetto, fa pensare a Creep cantata da Thom Yorke (i Radiohead saranno pure una band che poco ha a che fare con lo stato di Washington, ma di certo quando si tratta di Grunge sanno il fatto loro).

Che altro dire in merito? Si può solo darle un’opportunità, e poi cantarla a squarciagola fin quando non sarà ben impressa nella memoria. È una composizione geniale.

 

Galway Bacon è probabilmente la seconda miglior canzone dell’album. Un titolo particolare, a dir poco, che da subito suscita curiosità, oltre ad un forte senso di fame.

Deduciamo dalle informazioni riportate nella pagina Facebookdella band, che questi ragazzi siano grandi appassionati del Galway bacon burger. Tanto che gli hanno dedicato una canzone. Ritmo molto veloce, sonorità Punk alla massima potenza. Fa esplodere la frenesia, la voglia di mollare tutto ciò che si ha per le mani e andare, dovunque la musica ci conduca.

 

Passiamo così a Saturday Night. Con questo titolo, forse, verrebbe da sperare che si tratti della canzone dei Misfits ripresa e rivisitata in chiave ben più moderna, da musicisti d’oltreoceano che sappiamo darle un tocco più personale. Purtroppo (o per fortuna) non si tratta di ciò, ma niente paura: anche questa canzone targata esclusivamente Damianals sa il fatto suo! Infatti, è molto orecchiabile, dolce e romantica, capace di trasportare e, volendo, si potrebbe addirittura ballare. Spicca il basso, con buona pace degli appassionati di questo strumento.

 

L’ultima canzone originale della band è Four Seasons, il cui introricorda una certa famosissima canzone degli AC/DC. Una buona canzone, dai toni più Rock, piena di contrasti. La band avrebbe potuto osare un po’ di più anche nel cantato, ma nel complesso è una canzone davvero molto ben riuscita.

 

Tiriamo le somme

 

E che dire, in conclusione? Stanzy è un gran buon album, soprattutto considerando che è solo il primo di una giovane band. A volte sembra frutto di tre menti invaghite del sound dei Ramones, altre striscia più verso i Nirvana. E se è pur vero che a tanti artisti non piace essere paragonati a questo o a quel collega, altrettanto vero è che non c’è nulla di male nel trarre ispirazione da chi ci ha preceduto ed ha regalato al mondo immensi capolavori. Anzi, per riuscire a rivoluzionare con il proprio genio, bisogna pur sempre avere delle solide basi da cui partire, e i Damianals hanno ampiamente dimostrato di essere dei grandi conoscitori e divoratori della musica del secolo scorso.

 

A cura di Rebecca Bedetti

https://damianals.bandcamp.com/releases

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