Intervista ai NoWhiteRag

Ciao ragazzi! per cominciare come è iniziato il vostro percorso? Come siete diventati un gruppo? Raccontateci un po’ come vi siete trovati.
Zanna: Il gruppo nasce come progetto intorno al 2001 sui banchi di scuola a Modena, eravamo 3
adolescenti appassionati di musica punk e affamatissimi di esperienza, sognavamo fughe in
treno per andare ai concerti, ma a quei tempi anche Bologna ci sembrava lontanissima e quindi
ci limitavamo a trovarci nel weekend per provare e ascoltare vecchi dischi. A fine estate 2003
trovammo una formazione stabile e cominciammo a prenderci più sul serio e a comporre pezzi
nostri, nel frattempo cominciammo a frequentare La Scintilla a Modena, storico spazio occupato
e autogestito. In breve tempo entrammo nel collettivo, da lì è partito un brillante periodo di
sperimentazione e autogestione. L’organizzare concerti ci permise di entrare in contatto con altre
realtà sia italiane che straniere. A tutti gli effetti eravamo salpati.
Katta: Io non dovrei rispondere a questa domanda ma posso dire che sono subentrato nella band
quando è uscito dal gruppo Mongia, il chitarrista originale. Mi divertivo un sacco facendo il pirla
in tour e ai concerti ma ho cominciato a sentirmi veramente un elemento fondamentale del
gruppo quando Marconcio ha lasciato la band per dedicarsi ai Call the Cops ed io ho cercato di
concludere, con l’aiuto di Zanna, Grug, Ancè ed in un secondo momento Monti, la composizione
di “Resilience” che credo sia il disco più bello finora composto, almeno da quando suono con i
NoWhiteRag.
Il vostro simbolo è una “a” di anarchia, qui non si scherza per niente, ahahah. Quanto le vostre idee hanno
influenzato il vostro percorso in passato e quanto pesano su ciò che fate attualmente?
Zanna: Bè diciamo che il logo non è propriamente un’ A cerchiata, ma è anche vero che negli anni
abbiamo utilizzato A cerchiate nelle nostre grafiche perchè sicuramente ci siamo sempre mossi
in ambienti anarchici e libertari. Scrivendo gran parte dei testi io ci tengo a portare il mio pensiero
e la mia tensione ma non parlo a nome di tutti i componenti del gruppo sia chiaro. Quindi in
generale su questa risposta non risponderò al plurale ma al singolare.
Anni fa avrei avuto meno fatica a rispondere a questa domanda perchè “Anarchia unica via” si
diceva e per un ventenne che ha tutto da sperimentare e niente da perdere diventa facile
ideologizzare un ambiente, un genere musicale, una scena, un movimento. Con il tempo poi ho
scoperto che la realtà non è sempre così delineata, ed è facile stupirsi di come in alcuni ambienti
anarchici si usino metodologie autoritarie e viceversa in ambienti spoliticizzati si scoprano
metodologie libertarie. Quindi ora tendo a dare più tempo al tempo e scoprire le situazioni prima
di giudicarle o precluderle, perchè in fondo è importante COME si fanno le cose, non il simbolo
che porti sulla giacca.
Tornando a noi, le mie/nostre idee hanno dato il via al percorso del gruppo e lo hanno indirizzato,
poi credo che con il tempo sia stato il nostro percorso ad aver influenzato le nostre idee e
appunto il modo in cui abbiamo fatto le cose. Mi riferisco a come la scena punk anarchica,
autogestita, autoprodotta mi abbia travolto e stimolato a farne parte, mi abbia spinto a mettere
su una distro, a coprodurre dischi, stampare magliette, far parte di collettivi, partecipare a
manifestazioni, insomma a prendere una posizione netta nei confronti di uno status quo che non
mi andava giù. Mi reputo fortunatissimo ad essere capitato dentro a situazioni così stimolanti e
aperte, questo percorso mi ha sicuramente oltre che influenzato anche cambiato, sicuramente in
meglio.
Katta: Sicuramente parte integrante della nostra crescita è stato fare parte per un po’ di anni del
collettivo della Scintilla, organizzare concerti e allo stesso tempo iniziative socio-politicheproposte dall’assemblea. Da giovane ti gasi per gli slogan e ti senti in grado di cambiare il mondo
senza fatica, crescendo ed invecchiando e vedendo come cambia il mondo intorno a te
ridimensioni un po’ le aspettative ma fondamentalmente i valori che ti spingono ad andare avanti
rimangono gli stessi. Personalmente non mi sono mai sentito veramente un militante dal punto
di vista politico, piuttosto un ignorante che tende verso l’individualismo e condivide valori
libertari. In ogni caso credo che l’unica cosa che ti spinge a tener duro sia difendere quei pochi
valori in cui continui a credere nonostante tutto vada a rotoli.
Quali sono gli artisti che vi hanno ispirato di più, che vi hanno spinto ad iniziare, che vi hanno fatto dire “Io voglio fare questa cosa”? Può sembrare una domanda scontata, ma sono sempre curiosissima di come inizia la gente, ahaha.
Zanna: Il mio percorso personale può essere riassunto così: i Doors furono la band che mi diede
una visione poetica e drammatica dell’esistenza negli anni in cui avrei dovuto giocare in maniera
spensierata a pallone; i Sex Pistols mi diedero un senso di ribellismo e rottura con la società
negli anni in cui avrei dovuto studiare, i Crass che mi diedero una dimensione politica e rivoltosa
negli anni in cui avrei dovuto conformarmi. Questo per quanto riguarda l’ispirazione iniziale, ma
tutti questi gruppi ci suggeriscono, a modo loro, un rifiuto “dell’artista” inteso come icona e forse
questa è stata l’influenza maggiore.
Grug: Sicuramente ci sono degli “artisti” che mi hanno ispirato molto, alcuni attraverso le loro
opere, altri per la loro attitudine o militanza. Così in ordine sparso ti direi Dead Kennedys, Charles
Bukowski e i Motorhead. A parte questo quello che mi ha veramente spinto ad iniziare è stato la
parte sociale del formare una band. Cosa che consiglio a tutti quelli vogliano iniziare a suonare
uno strumento, prima formate una band, appassionatevi, e poi (eventualmente) imparate a
suonare.
Katta: Ci sarebbe da stilare una lista lunghissima. Abbiamo tutti gusti molto diversi
musicalmente ma su alcune cose troviamo un compromesso su cui lavorare contaminando il
tutto con le proprie influenze personali ma anche rimanendo fedeli al nostro stile. Non mi va di
annoiarvi con un elenco di band, credo ci potreste arrivare per deduzione se siete appassionati di
musica.
Ora parliamo di una cosa che a mio parere attualmente non è per niente scontata. Cosa significa essere punk oggi?
Zanna: Definirsi punk in alcune situazioni è veramente limitante; lo dico a malincuore ma è un
fatto che questa parola oggi come oggi non ha la carica rivoltosa e attraente che poteva avere
negli anni 80, anzi spesso viene usata come aggettivo cool al posto di “anticonformista”, ma vedi
che poi è un termine di uso comune, svuotato.
Contemporaneamente analizzo il fatto che esiste un movimento punk internazionale di cui sento
onestamente di far parte, una rete di fratelli e sorelle con cui potrei sentirmi a casa in quasi tutto
il resto del mondo nonostante le differenze socio-culturali. Esiste un fattore comune che ci fa
battere il cuore, che non è solo musicale, dopo tanto tempo faccio ancora fatica a sintetizzarlo a
parole, ma c’è.
In questi ultimi mesi ho ragionato molto su come serva un cambio di prospettiva e di argomenti
generalizzato nel nostro ambiente. Erano 40 anni che si profetizzava il NO FUTURE: criticando un
sistema corrotto, devastato sia dal punto di vista culturale che ambientale, parlando di
apocalisse, epidemie, rivolte, patriarcato, complotti, multinazionali farmaceutiche, allevamenti
intensivi, consumismo, capitalismo…. Oggi tutti questi temi sono pop, sono stati masticati,
digeriti e spettacolarizzati. Non fa più nessuno scalpore parlare di riscaldamento globale, faquasi tendenza, eppure 20 anni fa questi argomenti stavano solo dentro ai centri sociali o ai testi
di gruppi autoprodotti, o sbaglio?
Essere punk oggi credo sia uno stimolo per non stare fermi, per tenere gli occhi aperti e le menti
attive, inventandoci nuovi scenari possibili, perchè il no future è adesso, anzi è cominciato l’anno
scorso.
Grug: Mi riallaccio al discorso di Zanna: sottoscrivo in pieno la definizione di “rete di fratelli e
sorelle” in cui sentirsi collegati e affini, anche quando si arriva in una città dall’altra parte del
mondo. O anche quando magari, rincontrando dopo tanto tempo amici con cui hai condiviso
concerti ed esperienze un decennio prima, ti intendi al primo sguardo. Dal punto di vista più
strettamente musicale invece, per me punk ha un’accezione positiva in quanto rifiuto del ruolo di
artista convenzionale. Artista è una parola inflazionata, penso che il punk dovrebbe spogliare
l’artista di tutta quell’aura di “mi sento ‘sto cazzo” da un lato, e dall’altra dell’atteggiamento del
pubblico passivo /gallerista /collezionista/critico d’arte.
Nel mio mondo ideale chi fa musica o arte dovrebbe farlo perchè ha qualcosa da dire, al meglio
delle sue possibilità, ma senza velleità, solo per buttare nel mondo reale qualcosa che prima era
solo nella sua testa. Sembra una banalità ma bisognerebbe scrivere e registrare solo musica che
si vuole ascoltare, ma che ancora nessuno ha prodotto.
Invece il pubblico, semplificando, non dovrebbe esistere, tutti dovrebbero essere e sentirsi artisti
in qualche campo!
Katta: Essere punk per me oggi significa fregarsene della divisa, fregarsene dei giudizi della
gente che ti guarda male indipendentemente che tu abbia una cresta o meno.
Essere punk per me significa non arrendersi mai, non darla mai vinta a nessuno, non essere fake
e cercare il più possibile di essere fedele ai propri valori coscienti che l’essere umano non è mai
totalmente coerente, né con se stesso né con il prossimo. Cercare sempre di automigliorarsi
accettandosi per quelli che si è.
Voi vi trovate a vivere in realtà molto differenti: chi vive in città, chi in provincia, chi isolato. Che
differenze notate e come vivete la distanza che c’è tra voi?
Zanna: Io sono diversi anni che vivo in campagna, tra Modena e Bologna, sono un po’ isolato se
vuoi ma comunque non troppo per poter rimanere in contatto con le realtà urbane. Fino all’anno
scorso viveva con me anche Grug e in questo casolare negli anni siamo riusciti a costruirci la
sala prove (dove abbiamo registrato alcuni nostri dischi), un laboratorio di artigianato e serigrafia
(dove spesso stampo le nostre magliette) e all’occorrenza è luogo di eventi e feste balorde.
VillaPunk è stata un porto per tanti/e punx (non solo) negli ultimi 12 anni. In questo periodo di
pandemia mi sento fortunato a stare qui con Antonella, Giulia e tutte le nostre bestiole, magari mi
sono un po’ perso i fermenti di quartiere, ma d’altro canto ho coltivato le mie passioni per la
natura, il diy e gli animali; non so come avrei potuto gestire così tanto tempo di isolamento
chiuso in un appartamento.
Grug: Io mi sono spostato da qualche mese dalle campagne modenesi dove abitavo con Zanna
alla città di Bologna, per altro in pieno Covid. Nonostante lo stato di “emergenza pandemia” la
socialità è molto diversa in una città come Bologna, che da sempre è un polo che richiama
giovani da tutta Italia, e quindi favorisce sempre un cambio generazionale e un certo serbatoio di
voglia di socialità e aggregazione che nella provincia non trovi. Detto questo anche Bologna è cambiata molto negli ultimi anni, ci sono stati tolti un sacco di spazi (Atlantide e XM24 in primis)
e quei pochi spazi di libertà rimasti, come il Vecchio Son, faticano a sopravvivere. Senza spazi
fisici di affinità le persone e le forze si disperdono.
Katta: Personalmente mi piace farmi il week end in città e far baldoria con gli amici ma ormai
credo che possa rimanere un vezzo che mi concedo solo di tanto in tanto. Mi piace anche vivere
rilassatamente quando posso, non sento così tanto la mancanza di rapporti sociali frequenti ma
superflui, poco tempo fa soffrivo di questa mancanza, di non essere “in mezzo all’azione”, col
tempo sono cambiato e comincio ad apprezzare la mia indipendenza, a volte la solitudine stessa,
e quando ho modo di beccare gli amici, che siano quelli che suonano insieme a me o no, riesco
ad apprezzare di più il momento.
Siete in qualche collettivo? Quanto pensate abbia importanza il sostegno e la collaborazione
per l’attitudine punk di un gruppo?
Zanna: Io attualmente faccio parte solo del collettivo LungiDaMe, fanzine anarchica e
accidentalmente punk. È un progetto a cui tengo tanto e al quale dedico molto tempo, diciamo
che per me è una forma espressiva molto simile a quella che può essere suonare in una band o
gestire un’etichetta.
Negli anni ho fatto parte di collettivi dentro a spazi autogestiti, attualmente no, non ho troppo
tempo per contingenze familiari e lavorative, ma in generale quando posso e come posso mi
metto a disposizione per sostenere queste realtà come ad esempio organizzando iniziative,
concerti, facendo video, workshop di serigrafia ecc. Credo che collaborare o comunque
sostenere l’autogestione sia intrinseca nell’attitudine punx, se manca quella rimaniamo dei
musicisti, peraltro nemmeno troppo skillati.
Grug: Si, io sono attualmente nel collettivo Bologna Punx e nel collettivo dell’associazione
Vecchio Son. In passato sono stato e ho collaborato con vari collettivi fra Modena e Bologna.
Questo mi ha portato spesso ad organizzare iniziative, manifestazioni, concerti, fare il fonico live,
registrare band in studio, suonare, cucinare, lavare pavimenti, senza soluzione di continuità.
Riprendendo il concetto di prima, contribuire materialmente ai diversi aspetti pratici e sociali di
una “rete di fratelli e sorelle” è intrinseco all’attitudine punx, e ne è sostentamento.
A volte capita di rimuginare su cosa potrebbe o dovrebbe essere fatto meglio, o avere dissapori
personali all’interno di un collettivo, ma si tira avanti perchè l’alternativa non può essere il nulla, e
dalle nostre parti si dice “piutost che gninta l’è mei piutost!”.
Katta: Sono stato in qualche collettivo. Ora non ne avrei più voglia. Alla lunga si ricreano
microcosmi politici che spesso sono la parodia delle situazioni che i collettivi stessi criticano alla
società. Detto questo, che è la mia visione personale, credo che l’autoproduzione, l’autogestione,
il sostegno e la collaborazione siano un ottimo punto di partenza per portare avanti una band
punk della madonna.7) Siete nella scena dal 2003. Che cambiamenti notate che ci siano stati negli ultimi anni nella
scena?
Katta: Credo che il cambiamento più drammatico a parte lo sgombero di molti posti sia che non
c’è più riciclo. Sono tutte band datate e longeve, non ci sono più i ragazzini, le band nuove. Se
sono nuove sono band formate da poco ma da gente vecchia. Mi piacerebbe pensare che non si
stia tutto affievolendo e che ci sia ancora un po’ di fermento.
Zanna: La scena è una parola che di solito rifiuto. Posso darti la mia visione che sarà
sicuramente diversa da quella di una persona che se l’è vissuta a Roma o a Torino negli stessi
anni, perchè comunque facciamo parte di un “movimento” fatto di scene diverse ed è giusto così.
Come gruppo ci siamo vissuti gli ultimi anni ruggenti degli squat in italia, non che ora non ce ne
siano più, però sicuramente ce ne sono troppi pochi per poter essere la casa di una scena
punk-hc allargata, tant’è che molti concerti o festival ora trovano spazio in luoghi alternativi come
associazioni, locali, ecc. Diciamo che fino al 2015 al 90% noi suonavamo in luoghi occupati o
tuttalpiù autogestiti. Se fino a pochi anni fa in ogni città trovavi un luogo dove poter suonare o
essere accolto fuori da logiche di mercato, ora è praticamente impossibile, sono stati quasi tutti
sgomberati. Questa situazione credo abbia spaesato molte persone e in generale c’è stata
un’ondata di nichilismo diffuso, sfiducia e “tanto cosa ci sbattiamo a fare”, o forse era solo la mia
generazione che invecchiava…
A differenza di Katta io un po’ di fermento lo vedo oggi, magari non in ambito musicale e di nuove
band, ma vedo molt* giovani punx organizzarsi e alimentare un po’ nuove aspettative, nuove
prospettive.
Ha ancora senso per voi combattere il sistema attraverso idee e azioni concrete?
Zanna: Certo! Tenendo a mente che il sistema muta, e come tale, devono mutare anche i modi
per combatterlo. Oltre a questo, scomodo vecchi filosofi che dicevano “Da ciascuno secondo le
proprie capacità”, loro si riferivano alla gestione del lavoro e alla divisione delle risorse, io la
prendo in prestito per dire che se l’obiettivo comune è procedere verso un mondo nuovo dove
non ci siano più servi e padroni, ciascun* di noi deve farlo nel modo che più gli si addice, senza
forzature. Una canzone crea immaginari, tensione, emozioni, prendete quindi le mie/nostre
parole come spunti di riflessione, come punto di partenza, non come punto d’arrivo e nemmeno
come slogan.
Katta: Ha sempre senso mettere in discussione tutto ciò che ci circonda, non si può pensare che
sia sempre tutto bianco o nero, giusto o sbagliato, che ci siano i buoni e i cattivi e che si
riconoscano i buoni nei punk e i cattivi in tutto il resto. C’è tanta merda da elaborare e cambiare
nella società di oggi quanto ce n’è nella “scena”. L’importante è rimanere vigili e svegli, mettersi
sempre in discussione per fare di meglio e a volte anche non prendersi troppo sul serio.

Per concludere, avete dei progetti avete in programma?
Zanna: Fare progetti in questo momento è altamente difficile e molto demotivante, viviamo in 3
province diverse e in tempi di pandemia è dura persino trovarsi per provare. Oltretutto nell’ultimo
anno abbiamo annullato troppe date e tour a cui tenevamo tantissimo per permetterci di
pianificare qualcosa per poi rischiare l’ennesima delusione…Abbiamo comunque una manciata di pezzi nuovi a cui stiamo lavorando, sarebbe bello uscire
con il nostro quinto Lp entro il 2023, per ora ci concentriamo su questa cosa, se poi nel frattempo ci sarà modo usciremo con qualche tour, la voglia è tanta!

Grazie mille e un grande in bocca a lupo per tutto ragazzi!

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