Intervista a Simone Lucciola (Gioventù Bruciata)

Hola a todos qui su RIOTZINE! Oggi pubblichiamo una intervista fatta a Simone
Lucciola (Gioventù Bruciata) e alleghiamo qualche stralcio di un’altra intervista registrata
e sbobinata quasi 2 anni fa (uscita su Colla Punkzine #2), prima che conoscessimo la
realtà brutale e repressiva della pandemia, per creare un ponte tra quello che è “oggi” e
quello che era “prima”…enj’Oi!

(RIOTZINE, Aprile 2021)

• Ciao Simone! Iniziamo con una domanda un po’ del cazzo visto il periodo…
COME VA?
Sono stato meglio, ma anche peggio: un po’ come tutti, vivo praticamente in cattività,
facendo vita di quartiere e vedendo pochi amici – sempre gli stessi – quando è possibile
incontrarci per un paio d’ore davanti a una birra. Per il resto, ho sempre del lavoro sul
tavolo – illustrazioni mie e libri di cui vado a curare l’editing – e cerco per quanto
possibile di sfruttare il tempo a disposizione per onorare impegni presi, con la mia
consueta e proverbiale e inarrestabile lentezza. In più leggo tantissimo, prevalentemente
poesia e biografie rock, e ho messo insieme una vasta biblioteca di ebook fregati in giro,
alcuni dei quali sono scansioni di testi molto rari che da quando è cominciato ’sto casino
mi diverto a scovare, ordinare e catalogare. Sarò senz’altro pazzo, ma sono vent’anni che
creare archivi mi distende la nervatura.
• Ti abbiamo intervistato con i Gioventù Bruciata in occasione di un vostro
concerto a Campobasso (Maggio 2019)… parlammo della band, del suono e
dell’attitudine. Cosa avete combinato in questi 2 anni?
Abbiamo pubblicato il 7” che avevamo promesso di far uscire, grazie a Giammaria di Mastice Produzioni – e dunque a una possente Campobasso – e grazie a Giorgio di Gi-Kill! di Palermo e a Stefano di RockOutFascism di Milano, che ci hanno aiutato materialmente e provvidenzialmente a produrlo. Last but not least, grazie a Tommy Gun,
che ci ha disegnato un artwork stratosferico da una mia idea ispirata a “Nessuno può
decidere per te” dei Wretched. Il disco poi l’abbiamo suonato in giro in poche ma buone
occasioni: al Traffic a Roma con Sine Die, Ferox e i leggendari FUN nel loro penultimo
concerto in assoluto; all’Equinox a Frosinone con i Delinquents; ancora a Roma per il
compleanno di Torre Maura (dopo vent’anni dall’ultima volta, sometimes they come
back!) con Rattenkönig, Inglorious Bastards e Ar Dente. Après le déluge: Covid-19!
Adesso abbiamo testi e musica per un altro po’ di pezzi nuovi che abbiamo scritto e
messo insieme telefonicamente su WhatsApp, cercando di cavare due-tre ragni dal buco
con l’ausilio di questa tecnologia che se non utilizzata a fin di bene è solo un’invadente
ed inutile rottura di coglioni. Problemi logistici ci impediscono di vederci per prove
regolamentari, ma ’sticazzi: se il diavolo non ci mette la coda ci faremo una chiusa
presto, e ne usciremo con un nuovo capitolo della discografia della putrida orchestrina.
• Qualche giorno fa ho riascoltato con piacere QUARTERED, il bel dischetto blu
pre-pandemico che ai tempi era in fase di ultimazione e di cui parlavi prima…

rozzo, compatto, tradizionale per certi versi, ma con un taglio… diabolico. Sarà
per le incursioni sanguinarie di Visper?
Visper s’è dilettato con qualcuno dei suoi riff stile Bay Area e con i caratteristici soletti
deflagranti, pur rimanendo ben saldo nel binario dell’hardcore italiano; ma le sue
incursioni rappresentano una soluzione congeniale e funzionale al mood di questo disco
in particolare. In sintesi, sono lieto che ti sia piaciuto: una caratteristica di Gioventù
Bruciata è cercare di non ripetersi all’infinito, di non sciorinare riff e testi che rientrino
sempre in tutto e per tutto negli standard del nostro genere d’appartenenza. Intendiamoci:
con questo non sto assolutamente dicendo che ormai intendiamo fare musica
sperimentale; solo che tra le idee a monte c’è quella di aggiornare il suono e il messaggio
alla nostra età anagrafica. Una conditio sine qua non, del resto, perché si possa dribblare
il patetico ruolo di vecchi rottami che suonano cose di quando avevano vent’anni,
cercando di emularle – o più propriamente simularle – nel presente. E poi l’ascoltatore va
rincoglionito e depistato sempre. Anzi, proprio a questo proposito, ti posso già anticipare
che molto probabilmente i pezzi nuovi, invece di seguire il filone di “Quartered”,
suoneranno real punk fino a sfiorare lo streetpunk, senza che però si torni a bomba ai
tempi di “Odio tutto”.
• QUARTERED è dedicato alla memoria di Roberto Perciballi… assieme alla
dedica, c’è scritta una frase che mi ha molto colpito, “I Bloody Riot non
moriranno mai”. Puoi spiegare meglio cosa hanno rappresentato i BR per te/voi?
“I Bloody Riot non moriranno mai” è una frase di Roberto, che puoi trovare anche sulla
copertina del disco “Musica italiana”: lo ripeteva sempre, e intendeva dire che i pezzi dei
Bloody Riot, con il loro messaggio crudo e diretto, rivolto ai ragazzi della strada,
sarebbero sopravvissuti all’esistenza stessa della band, diventando patrimonio di chi li
vuole urlare. Un’idea che tra l’altro a lui non dispiaceva affatto, e con il senno di poi,
devo dire che aveva ragione da vendere. I Bloody Riot sono stati senz’altro la band
dell’hardcore italiano degli anni Ottanta nella cui attitudine – musicale e non – ci siamo
meglio ritrovati fin dal principio: negli anni di piombo, la loro musica rifletteva la rabbia
contro una realtà urbana, sociale e geografica nefasta, che poi, a distanza di una decade,
ha intruppato nella nostra adolescenza; e così ce la siamo vissuta a nostra volta, con
analoghe azioni e reazioni. Tant’è che quando il caso – ma da parte di noi formiani anche
una sana ammirazione, pure se a dirlo suona poco punk – ci ha fatto incrociare, siamo
diventati amici, e siamo stati in qualche modo adottati da questa banda allargata, su cui
potrei scrivere un trattato. Non richiesto, per fortuna.
• Cosa pensi delle band che stanno continuando a suonare e produrre materiale
nuovo nonostante le immense distanze fisiche e sociali che incombono su di noi?
Parlo sia di materiale fisico che digitale.
Penso che hanno tutto il mio rispetto: alcuni dei miei amici hanno addirittura già un disco
pronto, che mi hanno fatto ascoltare in anteprima, e stanno aspettando solo il momento
propizio (o meno peggio dal punto di vista dell’aggregazione possibile) per tirarlo fuori
dal cilindro. In altre parole: è vero che la situazione è subnormale, ma non è un buon motivo per tirare i remi in barca. Se suonare è un’esigenza fisiologica, come sembra che
sia, allora che la si espleti. Anche in condizioni sfavorevoli. Trovando un angolo,
aiutandosi con le frasche.
• Pirata si nasce o ci si diventa?
Credo che sia Tomas Milian che Ferruccio Amendola alla nascita fossero già un po’ Nico
er Pirata, ma insieme lo sono diventati meglio. Io pure ero già io prima di essere io. Poi lo
sono diventato di più.
• Saluti : )
Saluto e ringrazio di cuore te, Riotzine e tutta la banda di Campobasso: spero di tornare
presto a bere la birra con voi, magari in occasione di qualche genetliaco santo.

(COLLA PUNKZINE, Maggio 2019)
COLLA: Gioventù Bruciata! Chi siete? Com’è iniziata la storia?
S: Allora, noi siamo: Io (Simone) alla voce, Visper alla chitarra, Daniel al basso e Alessandro alla batteria che si è unito a noi da qualche anno…lui suonava, oltre che con le sue varie metal band,
con un gruppo dal nome “Orgasmo da Dio con Padre Pio” dalle sue parti a Sparanise…c’era una
canzone che facevamo all’inizio, che sta nel primo demo del 1997, “Someone Ate James Dean”,
qualcuno mangiò James Dean…il testo era una cosa flippata mia sul fatto che avessero fatto degli
hamburger con il cadavere di James Dean estratto dalle lamiere, per poi venderli a maniaci
alimentari multimilionari che li compravano come oggetti da collezione e poi li
mangiavano…ecco di questo si parlava. Del perché scrivessi cose del genere…ci drogavamo
parecchio. (ride) Era questo…
[…]
S: Non abbiamo lasciato chissà quanta roba in giro…qualche demo-tape…non quelle che si fanno
adesso che sono comunque prese da computer e messe su cassetta…si usava un nastro perché
prima che si spappolasse ‘sta cassetta al cromo o il master o il dat se c’avevi i soldi, potevi
duplicare a partire dalle 100 copie in poi prima che non si capisse più un cazzo della registrazione
originale…la prima omonima, poi Reazione Violenta del 2000…poi abbiamo fatto un cazzo di
registrato in tanti anni perché non siamo stati attivi…
V: Dal 2005 al 2012, 7 anni…
S: Poi ci è rivenuta voglia di suonare le vecchie suonare e mettere apposto pezzi che non
avevamo mai registrato, ci siamo messi in sala prove ed è uscito qualcosa di nuovo…abbiamo
messo su vinile ed è sempre omonimo, c’ha la copertina bianca con James Dean sbudellato, che
poi è la stessa per il demo del 1997 però fatta meglio…mò abbiamo registrato 4 pezzi nuovi per
un 7″ che dovrebbe uscire…

[…]
COLLA: Come ti sei approcciato all’underground? Inteso come tutto quello che non era la
tendenza comune e ordinaria della massa…
S: Mi è sempre interessato, fin da bambino…fai conto che tante cose classificabili come
underground negli anni ’80 si trovavano anche nei canali di distribuzione ufficiali…
Quindi in edicola, ad esempio, potevi trovare cose tipo Bonvi…non le Sturmtruppen più “soft” del
diario, ma le Sturmtruppen integrali, Cronache del Dopobomba, potevi comprare Splatter,
insomma un sacco di roba tosta a fumetti, che ti avvicinava sia a quel tipo di immaginario ed
espressione artistica, sia a una certa sottocultura, punk o new wave che fosse…era naturale che ti
incuriosissi.
Ho iniziato più o meno da quello…poi, come succedeva sempre ai tempi, c’era qualcuno più
grande di te che aveva messo le mani sui dischi delle band e le duplicava sui nastri che poi
facevano il giro di tutto il paese…questo era…una volta arrivati anche a te ti facevi il duplicato e
poteva capitare che lo buttassi via 5 minuti dopo averlo ascoltato dicendo “ma che è ‘sta cagata”,
oppure che la cosa ti appassionasse e ‘sto nastro lo consumavi…
Tipo a me capitarono le cose che oggi sembrano più scontate, i vecchi dischi dei Misfits, i
Ramones, i Black Flag…cose che insomma io ho stra-consumato durante la mia adolescenza…così
ti andavi a cercare chi faceva questo genere di musica in paese che si portava dietro tutta la
controcultura…e così sono finito ai concerti.
COLLA: Quindi, dopo i fumetti, la musica…
S: Sicuramente la musica è una componente fondamentale che si è innestata su una cosa che mi
interessava ancora prima, cioè i fumetti, tutto il discorso del disegno, perché a me è sempre
piaciuto disegnare…ripensandoci mi piacevano molto anche i cartoni animati giapponesi, quelli
trucidi, tipo Capitan Harlock, Galaxy, poi quelli di boxe, Rocky Joe…te ne potrei citare una
marea…comunque tu ti identificavi facile con il personaggio del cattivo e della ribellione
sociale…
Tornando alla musica, ad un certo punto capisci che alcune cose che ci stanno dietro sono
interessanti e veramente possono essere basi di una filosofia di vita, altre cose erano tanta
merda…magari mi piaceva della musica fatta benissimo a livello di produzione però se poi ti devo
dì che dietro ci fosse un’attitudine di un qualche tipo…non c’era. Parlo di tanti gruppi che la gente
idolatra…imprenditori con una multinazionale alle spalle…
COLLA: Parliamo di fanzine…
S: Le fanzine erano una cosa che si è sempre vista da parte della mia generazione…c’erano
fanzine di ogni tipo, per ogni argomento…fanzine punk ce n’erano una marea di quelle cartacee
fotocopiate…minimo una ogni città dove ci fosse qualche punk, bastava che ce ne fossero 3…uno
che la faceva e due che la leggevano.
[…]

S: Quando alla fine dei ’90 sono saltati fuori i primi pc, che potevano essere collegati a una
stampante, tutti a scrivere i testi e stamparli…per poi ritagliare la stampata e ri-appiccicarla…era
una cosa molto manuale. Il “limite” delle fanzine era sempre che facevi un numero, due numeri,
poi ti rompevi le palle o ti finivano i soldi…tirature di massimo 50 copie, qualcuno ti dava degli
spiccioli…appena recuperati i soldi della spesa, le lanciavi via…era un modo per farsi due risate,
per comunicare qualcosa…
C’erano dei giornali a tiratura nazionale, giornali anarchici, che avevano il piano, l’impostazione
della fanzine…Cane Nero era una sorta di fanzinone anarchico…c’erano gli articoli politici con
l’editoriale, c’erano delle parti umoristiche che ti facevano morire dalle risate, ce lo leggevamo
come una fanzine…non c’era internet, era un forma per comunicare quello che succedeva nei vari
posti d’Italia, l’opinione sul disco che avevi ascoltato…che poi non era una recensione
giornalistica, trovavi scritto “questo è divertente, questi sembrano i Litfiba, questo m’ha fatto
cagare”…
COLLA: Invece, Lamette?
S: Lamette è un progetto all’inizio proprio mio…nel senso che avevo capito questa cosa della
connessione internet…avevo un computer connesso con una 56K, quindi si poteva navigare molto
lentamente, non potevi postare immagini che pesassero ad esempio 1 MB, non esisteva, dovevi
stra-comprimerle…però con queste foto “francobollino” che si trovavano nella rete insieme a quel
che riuscivi a fare con lo scannere e i vari spazi liberi di hosting che si trovavano (a chi aveva il
servizio internet regalavano anche lo spazio web)…si poteva fare una webzine.
I vantaggi erano che avevi un numero illimitato di pagine e non avevi costi…potevi scrivere
articoli lunghissimi e approfonditi sulle cose…quindi alla fine potevi fare una mega-fanzine a
livello di contenuti che però poi alla fine aveva una utenza limitata, perché chi cazzo c’aveva
internet?
Il caso ha voluto che internet ha cominciato a funzionare e se lo sono fatto in tanti, quindi c’è
stato un boom per un certo periodo di queste webzine…io mi ritrovai a fare una delle prime
perché sono stato uno dei primi ad avere questa idea di “virtualizzare” la fanzine.
Poi con l’aiuto di mio cugino che faceva il programmatore in quel periodo, presi il dominio
lamette.it…lui programmò, fece un portale fatto bene con i miei contenuti e niente, andammo
avanti per dieci anni…avevamo trovato anche degli sponsor, lo studio di tatuaggi, l’etichetta…gli
organizzatori di concerti mi mandavano valanghe di materiale promozionale, i biglietti per vedere
i concerti…era diventata una cosa para-giornalistica…insomma una cosa bella per quel periodo, è
stato sicuramente divertente, a una certa io e Rocco Lombardi ci mettemmo insieme e facemmo la
fanzine cartacea Lamette, mentre ancora c’era il sito, che poi diventò poi editoria a fumetti
indipendente…
Cominciammo a girare i vari festival, a trovarci le varie occasioni indipendenti per presentare
questo materiale…così siamo finiti a Torino all’Asilo Occupato, alla prima edizione di Crack!, in
cui consolidammo il rapporto con l’ambiente del Forte Prenestino che già frequentavamo da una
decade in realtà…tutta questa faccenda tra il 2000 e il 2011…

L’ultima cosa pubblicata per Lamette è stata nel 2013. Dopo un po’ ti rompi le palle anche della
webzine…perché comunque hai altre esigenze nella vita…non puoi fare da ufficio stampa gratuito
per gente che ne vuole fare una professione…poi ad un certo punto non c’era neanche più
materiale “interessante”…momenti di stasi, 1-2 dischi memorabili l’anno, pure a livello di fanzine
sempre le stesse cazzate, le pubblicazioni si allontanavano dall’attitudine…
COLLA: Pensi che ora abbia ancora senso?
S: Penso di sì, bisogna tornare a leggere il cartaceo…ora che c’è stata tutta l’esperienza con un
altro genere di produzioni, si sa’ come farlo meglio un cartaceo, come ottimizzare le spese, si
hanno i mezzi a disposizione per gestirlo con poco in maniera semi-professionale…
Negli anni ’80 c’erano una marea di fanzine, tutti ricordano TVOR (Teste Vuote Ossa Rotte)
perché era piena di foto e articoli approfonditi, aveva un piglio semi-professionale e stampavano
in tipografia…poi con l’etichetta hanno fatto i dischi…e di fanzine non ne hanno fatta una
sola…per questo la ricordano! Perché è stata fatta coordinando le cose piuttosto che farla
totalmente a cazzo…ecco perché, e si può fare ancora.

Gioventù Bruciata: https://www.facebook.com/gioventubruciataformiapunx

Blood ‘77:https://www.facebook.com/blood77jagerbomber

Veleno per voi, il blog di Simone Lucciola: http://simonelucciola.blogspot.com/

Bandcamp streaming/download: https://gioventubruciata.bandcamp.com/

https://blood77.bandcamp.com/

https://suonidiprovincia.bandcamp.com/

Foto di Mario D’Onofrio
Foto di Myrko Iovino
Foto di Myrko Iovino

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