Intervista ai The Ammonoids

Ciao ragazzi! Cominciamo con un po’ di biografia! Come sono nati i The Ammonoids? E a che è dovuta la scelta del nome che fa riferimento alle ammoniti?

Ciao a voi di Riotzine! Allora, l’idea dei The Ammonoids nasce tra il 2012 e il 2013 da Matteo e Giacomo, conosciuti tra i banchi di geologia a La Sapienza di Roma. Il nome non ha significati nascosti in realtà. Semplicemente quel periodo in cui abbiamo deciso di mettere su la band, a lezione di paleontologia stavamo studiando ammonoidi e nautiloidi. Il nome ci sembrava suonasse bene, così l’abbiamo scelto e dall’epoca non è mai cambiato. E mai cambierà.

Sta per uscire il vostro primo full-leght, “Survivors of the K-T Boundary”. Parlatecene un po’. Come è nato a livello di concept? E come mai fate riferimento al limite K-T, cioè il passaggio tra Cretacico e Cenozoico?

E’ ironico spiegare che all’inizio il disco non avesse un vero e proprio concept. Il titolo ci sembrava veramente una ficata, accostato ad una copertina del genere (non era ancora stata disegnata, ma l’idea già c’era). Ma era circa gennaio/febbraio 2020, la pandemia non era ancora scoppiata. Poi è successo quello che sappiamo, e il titolo ha automaticamente preso un vero e proprio significato da solo. Adesso siamo tutti noi i sopravvissuti di questo limite K-T, speriamo che il Paleocene sia più clemente. Anche se, per ora, non sembra.

Ascoltando anche il vostro primo EP, “Devonian”, uscito nel 2019, abbiamo notato che nel vostro secondo lavoro ci sono anche un paio di pezzi un po’ più hardcore e veloci. Che evoluzione c’è stata in questi ultimi 2 anni?

Una vera e propria evoluzione c’è stata principalmente nell’arrangiamento dei brani, sicuramente più curato. C’è da dire però che la maggior parte dei pezzi di questo album esistevano già all’epoca di Devonian, alcuni sono addirittura più vecchi dei pezzi che troviamo su Devonian! Di fatto, per la tracklist dell’EP avevamo scelto semplicemente i 6 pezzi che pensavamo ci rappresentassero di più in quel momento, su un repertorio di circa una ventina di brani. I più veloci e aggressivi a cui ti riferisci immagino siano “This Means War” e “Rejected”. Per dire, in realtà questi due brani sono più vecchi dei The Ammonoids stessi, visto che in realtà sono delle canzoni che Matteo aveva scritto per un suo precedente gruppo, gli Hybrid Fear, con i quali suonava thrash metal. Abbiamo deciso di farle nostre perché ci piace variare, e tutto sommato anche se siamo un gruppo punk rock melodico, l’hardcore resta una grande influenza per tutti noi.

Nei vostri pezzi trattate soprattutto problemi personali. A cosa è dovuta questa scelta? Cosa vi piace trasmettere con la vostra musica?

Ci piace raccontiamo quello che viviamo e proviamo di solito. I temi delle nostre canzoni sono spesso incentrati su rapporti personali, depressione, delusione o qualsiasi problema che può affliggere l’essere umano di tutti i giorni, in particolare i problemi che vengono dall’interno, che spesso non vengono notati dalle persone che abbiamo intorno. Questo non vuol dire che non siamo un gruppo schierato a livello sociale. Nell’estate 2020, sulla scia degli scontri tra polizia e movimento Black Lives Matters, abbiamo deciso di dare un sostegno economico alla fondazione americana Unicorn Riot e in quel momento abbiamo rimarcato sui social la nostra posizione. I The Ammonoids sono antifascisti, antirazzisti, antisessisti, anti-omofobia, anti-transfobia e contro qualsiasi forma di odio verso gli oppressi. Solo perché non abbiamo ancora toccato questi argomenti sulle canzoni, non vuol dire che non succederà.

Una curiosità: come mai avete scelto per entrambi i vostri dischi dei titoli che fanno riferimento ai tempi geologici?

Perché ormai questo continuo riferimento a geologia, paleontologia e preistoria fa in qualche modo parte del nostro “personaggio”. Ogni nostro disco conterrà riferimenti del genere e questi riferimenti  stanno diventando sempre più presenti anche nei nuovi testi. È una nostra particolarità. Ed è, tra l’altro, molto divertente… Almeno per noi. È nato tutto perché non sapevamo che nome dare a Devonian, visto che nessuno dei titoli dei 6 brani scelti ci sembrava rappresentativo per l’EP stesso. Trattandosi della nostra prima uscita, abbiamo pensato a un qualcosa che potesse far riferimento alla “comparsa” degli ammoniti; da qui Devonian, visto che il devoniano è proprio il periodo storico caratterizzato da questo evento.

Stiamo attraversando un periodo difficile. Come è stato produrre un disco di questi tempi?

In qualche modo è stato un incubo. Non tanto a livello pratico, visto che è stato registrato ad agosto 2020 (quando le limitazioni erano poche e si poteva andare praticamente ovunque senza troppi problemi), ma diremmo più a livello economico. Durante il primo lockdown due di noi si sono ritrovati senza un vero e proprio lavoro e quando si è ricominciato a lavorare un po’ in estate, abbiamo deciso di spendere questi soldi per registrare, non sapendo che pochi mesi dopo sarebbe di nuovo andato a puttane, tra zone e coprifuoco. Non potendo suonare dal vivo e non potendo “spingere” per bene la pubblicità del disco, abbiamo avuto parecchia difficoltà nel trovare delle etichette; d’altronde, molte tra quelle che abbiamo contattato hanno preferito non rischiare su un gruppo che aveva pubblicato solo un EP. Certo da qui a non rispondere nemmeno alle mail (la maggio parte hanno scelto di fare esattamente così) ce ne passa, ma tant’è. Alla fine qualche etichetta ha creduto comunque in noi e ha accettato di co-produrre il disco. Il loro sostegno è stato fondamentale per tutte quelle spese che ruotano attorno alla pubblicazione di un lavoro del genere, dalla stampa alla burocrazia! Ringraziamo dunque Ostia Records, Mastice Produzioni e Dinomite Records!

Spazio libero!

Ringraziamo intanto voi di RiotZine per l’intervista. Ringraziamo tutte quelle persone che hanno continuato a sostenerci nonostante il periodo orribile, e tutti coloro che continueranno a credere nel nostro progetto! Le persone che ci sono state vicine in questo periodo, nonostante le difficoltà economiche e sociali, sono quelle che veramente vogliamo continuare ad avere vicino in futuro. 

Detto questo, speriamo davvero di poterci incontrare al più presto nelle vicinanze di un palco!

Ciao a tutt* e stay safe!

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