Intervista ai New Real Disaster

Buon giorno amici! I New Real Disaster hanno fatto uscire da poco il loro nuovo lavoro, “Tomorrow Will Come” e noi ci abbiamo fatto una chiacchierata.

Gustatevi questa nuova intervista!

RIOTZINE: Ciao raga! Innanzitutto grazie per aver partecipato alla nostra rubrica con quest’intervista. Allora partiamo con un po’ di biografia. Come siete diventati una band? Perché vi chiamate “New Real Disaster”?

MAURO: La band nacque nel 2006 da una mia idea… Molto semplicemente volevo mettere su una band punk rock e radunai un po’ di amici (della formazione originale siamo rimasti solo io e Giusy). Il nome nacque sempre da me e ruotava intorno al termine “disaster”, che usavo spesso in senso esclamativo per identificare qualcosa che mi colpiva particolarmente quando ascoltavo qualcosa di veramente valido… le parole “new” e “real” le aggiunsi per indicare appunto che era un progetto per me nuovo e reale, genuino, in cui credevo… e che ci credo ancora dopo tanti anni!

GIUSY: Ci siamo formati nel 2006, dalle ceneri di un progetto di Maurino, i “GO!” di cui io non facevo parte. Mauro mi chiese di far parte del gruppo dopo aver visto il quaderno dove ero solita scrivere testi in inglese, nella speranza che diventassero canzoni. Il nome “New Real Disaster” descriveva perfettamente le nostre intenzioni sul palco, pochi discorsi, pezzi della scaletta eseguiti senza pause, l’idea romantica di essere un tutt’uno con chi venisse a vederci dal vivo.

RIOTZINE: Da pochissimo è uscito il vostro secondo lavoro, “Tomorrow will come”. Cosa avete voluto trasmettere alla gente con questo disco? Cosa significa per voi “Tomorrow will come”?

GIULIO: Come in ogni nostro disco ed in ogni nostra canzone più che quello che vogliamo trasmettere agli altri è più importante quello che vogliamo dire a noi stessi, lo scrivere una canzone la maggior parte delle volte è più un percorso di terapia personale, se poi chi le ascolta le fa sue, impreziosisce ancora di più il nostro lavoro. “Tomorrow will come” non è solo una speranza per un futuro migliore in questo periodo di merda, ma per tutti i periodi di merda. 

MATTEO: “Tomorrow Will Come” è un album molto sentito da ognuno di noi, è frutto di un percorso condiviso, tra gioie e momenti brutti che ci hanno accompagnato in questi anni. Come dice Giulio, è un album per noi stessi, ogni singola canzone di “Tomorrow Will Come” è un messaggio “never give up” che diamo in primis a noi stessi. 

GIUSY: “Tomorrow will come” è il nostro terzo lavoro, volendo escludere il primo demo di 4 canzoni, ed è senza dubbio un riassunto del nostro vissuto dal 2016 al 2020. E’ un po’ un viaggio psichico nel passato con  l’intento di distruggere una volta e per tutte quegli schemi comportamentali sbagliati che ci portiamo sulle spalle inconsapevolmente; é una resa al futuro perché il futuro non esiste, oltre che una volontà espressa di volerci sottrarre alle menzogne e manipolazioni egocentriche del nostro tempo. 

RIOTZINE: Da quali idee è nato questo album? Come lo avete concepito a livello di sound e di contenuti? Cosa vi ha spinto alla sua realizzazione?

GIULIO: La spinta maggiore ce l’ha data Andrea di Striped quando si è dimostrato interessato a produrre un nostro disco; avevamo intenzione di far uscire roba nuova ma non sapevamo né in quale formato né in quale momento. Il suo interesse ha acceso la miccia a tutto quanto. Il sound non è pensato, è veramente quello che siamo ed ascoltiamo adesso, con una certa esperienza e maturità accresciuta negli anni. 

MATTEO: Una delle spinte fondamentali che ci ha portato alla realizzazione di questo disco è sicuramente la voglia di comporre musica tutti insieme. Noi quattro siamo molto amici anche al di fuori della band, quindi la voglia di scrivere un nuovo album 5 anni dopo l’ultimo EP è stata amplificata anche da questo. Il sound è venuto alla luce semplicemente, noi quattro veniamo da ascolti diversi: io sono più per il Punk Rock e per lo ska, Giulio è un amante dell’hardcore melodico, Mauro ama l’hardcore e Giusy viene dal post Punk. Tutti questi elementi hanno fatto sì che il disco suoni in una determinata maniera. 

GIUSY: Credo fermamente che Giulio abbia dato un enorme contributo al sound generale del disco. Ovviamente tutti noi abbiamo messo la nostra parte, il goal era guardare tutti insieme nella stessa direzione, volevamo farci un regalo dopo “tutto quello che era successo”. Per me New Real Disaster è una famiglia e questo disco è il risultato di grande supporto reciproco e voglia di riscatto. 

RIOTZINE: Il vostro ultimo disco è uscito nel 2015. Come mai questa pausa? Pensate di esservi evoluti, di essere cresciuti come band con “Tomorrow Will Come”?

GIUSY: La pausa purtroppo c’è stata perché come dicevo prima, sono accadute un po’ di cose spiacevoli. C’è stato il periodo che mi ha costretta in ospedale a causa di un infarto e di un’operazione al cuore; ho dovuto accettare una nuova condizione di vita fatta di qualche limite ma col desiderio di fare focus sulle “migliaia di possibilità”; la rottura tra me e Mauro come coppia, che con il tempo ha lasciato spazio all’amicizia nel senso più puro del termine; abbiamo perso degli amici (troppi), quindi al dolore si sommava altro dolore, e solo il tempo e la nostra crescita personale ci ha permessi di rimettere insieme noi stessi e il progetto.

MATTEO: La pausa è purtroppo stata dovuta a tutta una serie di problematiche personali, superate anche grazie all’amore per la musica e all’amicizia che ci lega. Tutte queste vicissitudini ci hanno fatto crescere, e la crescita si è chiaramente riflessa sulla composizione di “Tomorrow Will Come”. 

MAURO : Purtroppo la pausa ci è stata imposta come ha detto Matteo ma la cosa importante è che tutto ciò che è successo nel mentre, nel bene e nel male, ci ha rafforzato sia come band che ancor prima come persone e amici e tutto questo siamo riusciti a trasmetterlo in questo album. 

RIOTZINE: Raccontateci qualcosa della scena toscana. Siete molto uniti? Vi supportate? Come state vivendo questo periodo difficile?

GIULIO: In Toscana ci sono molte band validissime e abbiamo molti amici in giro per la nostra regione come per tutto lo stivale. Ci piace un sacco muoverci per andare a vedere i concerti e con il fatto che veniamo tutti e quattro da città diverse è anche un motivo per trovarci in qualche comune del granducato per poterci rivedere anche fra noi della band. Non vediamo l’ora di poterci rimuovere come prima, ci manca suonare ma ci mancano anche le serate di qua e di là per vedere suonare i tanti amici in giro.
MATTEO: In Toscana ci sono moltissime band punk rock; molte di esse sono composte da amici veri coi quali ci vedevamo spesso, ora purtroppo molto meno, se non mai. A livello personale soffro molto questa situazione che non mi consente di vedere persone a cui sono legato, ma questo non fa altro che alimentare l’idea che appena potremo tornare a suonare e a girare ci divertiremo ancora di più. 
GIUSY: La verità è che siamo ottimi supporter ai concerti; da quelle situazioni sono nate incredibili amicizie, oltre che essere una buona ragione per ritrovarci tutti insieme. Mi mancano i miei amici  e sono molto preoccupata per la situazione dei gestori dei locali; senza quei luoghi l’intero settore è a rischio, e non riesco ad immaginare un mondo senza i piccoli palchi. La situazione ad un anno dall’inizio della pandemia, porta con se un po’ di fastidi,  del tutto normali e molto diffusi di questi tempi, ma è proprio in questi casi che provo a buttare un occhio al passato e vedere quanto cammino è stato fatto. Tutto sommato mi sento emotivamente molto forte e in grado di tenere botta a sto periodo demmerda.

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