DOTHEARTYOUWANT: Intervista a Da Bo

Buon inizio settimana amici lettori! Oggi vi proponiamo un’intervista a Davide Redolfi, conosciuto come Da Bo. Da Bo comincia l’arte quando racconta. I mezzi di queste storie si elevarono: partito dal tratto, seguito il suono, scoperto il movimento, ora, sviluppa strutture organiche che vivono a se. Il fine, infine, inizia ora…

Bio scritta da Giovanni Dolci

ROTZINE: Ciao Da Bo! Innanzitutto grazie per aver partecipato con questa intervista alla nostra rubrica! Allora come è iniziato il tuo percorso creativo? Cosa ti ha spinto a prendere la strada dell’animazione?

DA BO: Ciao a tutti e grazie a voi per questa intervista! Direi che cercare di definirne un inizio sia impossibile; Ho sempre disegnato, fin da bambino e ho sempre amato immaginare tutto ciò che non si può scorgere solamente guardando; ho iniziato facendo fumetti già alle scuole elementari per poi passare ad aver bisogno di esprimere, tutto quel che prima raccontavo durante una storia, in un solo disegno o dipinto, iniziando a prediligere la raffigurazione di un’emozione, piuttosto che qualcosa di concreto.  Ripresi ad utilizzare le vignette, quando iniziai a progettare la prima animazione attraverso la storyboard. La strada dell’animazione mi si è aperta davanti agli occhi circa a metà del liceo, quando frequentai un corso pomeridiano di una decina di lezioni; decisi di frequentarlo perché era parecchio tempo che impazzivo al solo pensiero di vedere quei disegni che avevo sempre, solamente, fissato ad un foglio, prendere vita e muoversi per davvero, riuscire a mostrare agli altri e a me stesso quello che vedo e che provo è qualcosa di incredibilmente eccitante.

RIOTZINE: Hai uno stile particolarissimo. Quali artisti ti hanno influenzato di più?

DA BO: La più grande artista che mi ha influenzato è sempre stata la natura, specialmente gli alberi, le nuvole, le rocce e tutto quello che vive e si esprime attraverso quello schema che, da quando ho conosciuto, non ho mai abbandonato. In molti mi hanno criticato a proposito di questo stile e incoraggiato a sperimentare nuovi modi per raffigurare le cose, ma da quando ho trovato questo linguaggio visivo, a metà tra me stesso, quello che sono e quello schema armonico tanto meraviglioso che compone ogni cosa, sono entrato in un autismo raffigurativo dal quale non trovo l’esigenza di uscire. Dal punto di vista visivo, penso di essere stato influenzato inizialmente dai cartoni animati che vedevo da bambino, poi arrivato al liceo artistico ho avuto la fortuna di poter conoscere un’infinità di artisti e punti di riferimento o con i quali trovare incredibili affinità, specialmente nelle correnti surrealista (in particolare Max Ernst) e metafisica, la pittura romantica di Friedrich, Constable e Turner, i colori acidi della Die Brucke, le meravigliose follie di Hieronymus Bosch… In generale adoro la cultura psichedelica, per come riesca a cogliere quella bellezza nascosta, ma percepibile e in qualche modo rappresentabile. Dal punto di vista musicale sono stato dapprima formato dalla cultura Punk (dal punk rock all’Hc) per poi spaziare tra il Rock anni 60′, al Funk, Jazz, Psycho Rock, ma anche generi elettronici come la DnB e la PsyTrance.

RIOTZINE: Cosa ti ispira? Come si svolge il tuo “atto artistico”?

DA BO: Nell’ultimo anno è letteralmente sbocciata in me la passione per le piante, e tutto ciò si sta riflettendo profondamente anche sul mio lavoro.  Ne sono sempre stato affascinato, ma ora ho deciso di dedicare ad esse una gran parte della mia vita e del mio impegno, con l’obbiettivo di apprendere da queste ultime e di contribuire a crescere una possibilità per l’uomo di comprenderne la necessità, oltre che la bellezza che ci donano. L’atto artistico che mi porta a creare muta di continuo, in base a ciò che ho l’esigenza di realizzare nel corso del tempo; per esempio, se ho passato anni a lasciarmi andare completamente durante la creazione di un’opera, durante la realizzazione di un cortometraggio, seppur durante il concepimento, questo avvenga ancora, nel momento in cui bisogna dare una struttura al lavoro serve anche una visione più tecnica e semplificativa per poter comunicare nel miglior modo possibile, evitando di aggiungere il superfluo e senza dover rifare tutto d’accapo di continuo, per ripensamenti che possono essere evitati in una fase preliminare. Purtroppo e per fortuna questo succede comunque e bisogna trovare il modo di correggersi senza perdere tutto il lavoro fatto.

RIOTZINE: “Easy Life”, uno dei tuoi ultimi lavori, è un album sonoro. Da cosa nasce? Quali soggetti o tematiche lo hanno ispirato? Ci sono delle idee ricorrenti nelle tue animazioni? Quali temi cerchi di veicolare con la tua arte?

DA BO: Dando vita ad “Easy Life” ho voluto comunicare la meraviglia del vivere leggeri e di lasciarsi immergere nell’esistenza; continuiamo ad arrovellarci in loop infiniti cercando una chissà quale formula per raggiungere qualcosa che abbiamo già, se davvero ci fermiamo ed osserviamo ciò che ci circonda. Attraverso quattro brani animati, ho rappresentato una giornata (come metafora della vita), dall’alba al tramonto, a contatto con la natura e la musica. Il progetto è nato dalla mia costante esigenza di esprimere sia attraverso le immagini, che attraverso la musica, quello che considero importante e che merita di uscire da me per diffondersi in ciò e in chi mi circonda. Più precisamente è nato dal primo brano che ho realizzato (l’alba), al quale si sono aggiunti gli altri tre, nati tutti in una stessa giornata incredibilmente fruttuosa ed emozionante, durante la prima quarantena.

Sicuramente una tematica che non smetto di veicolare è lo svilimento del concetto di potenza per come lo conosciamo nella nostra società: ovvero un continuo bisogno di realizzarsi e di essere forti ed invincibili (a mo’ di Action Man), impostazione che crea conflitti, emarginazioni e chiusure mentali.  Cerco di rendere consapevoli le persone di questa stupida lotta tra disperati, mostrando loro un mondo che salta tra il microscopico e il macroscopico facendo mutare il punto di vista; di conseguenza l’importanza del singolo va a sparire o piuttosto a mutare, in pura energia a contatto con il tutto, sia che il soggetto sia più grande o più piccolo. Su questo le piante ci insegnano molto, la loro struttura a diffusione orizzontale si contrappone totalmente alla nostra impostazione piramidale biologica e che applichiamo a ciò che abbiamo e stiamo creando nel corso della nostra presenza sulla terra.

“Che si avverino i loro desideri, che possano crederci, e che possano ridere delle loro passioni. Infatti ciò che chiamiamo passione in realtà non è energia spirituale, ma solo attrito tra l’animo e il mondo esterno. E soprattutto che possano credere in se stessi… e che diventino indifesi come bambini, perché la debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagni della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza, ciò che si è irrigidito non vincerà” (Stalker – Tarkovskij)

RIOTZINE: Cosa ti piace comunicare con la tua arte? Cosa vorresti far pensare alla gente che guarda i tuoi lavori?

DA BO: Principalmente vorrei trasmettere la meraviglia, far emozionare è la più grande soddisfazione che si possa raggiungere, credo sia ancora meglio di far capire. Vorrei che chi guarda si sentisse un bambino, a questo proposito cerco di creare condizioni dove non esistano figure o simboli che conosciamo, ma piuttosto trovare il modo di far intuire logiche o dinamiche che percepiamo ma con una nuova forma, attraverso un processo che avviene durante l’animazione. In questa maniera il concetto dovrebbe trasparire, vergine dalle esperienze legate ai simboli sociali, carico invece degli archetipi che abbiamo tutti, intrinsechi nel nostro essere. Ci sono comunque messaggi che mi piacerebbe veicolare, come il rapporto con la morte, la solitudine e gli antidoti che cerchiamo, per accettare o, in molti casi, nascondere a noi stessi queste condizioni; la possibilità di mutare il proprio punto di vista individuale ad un’identità collettiva, senza perdere le proprie caratteristiche particolari e che ci distinguono; 

RIOTZINE: Hai dei nuovi progetti?

DA BO: Di progetti ne ho fin troppi ed è forse il mio più grande problema, continuo ad accumulare nuove idee e progetti e mi trovo spesso a non riuscire a concentrarmi su quello importante, perché di per sé non ce n’è una finché non inizio davvero ad immergermi in essa. Attualmente sto preparando un’esposizione interattiva, che, considerata l’attuale situazione, non sarà facile da attuare, al pieno delle sue potenzialità, dal punto di vista partecipativo; ho in cantiere ancora molte animazioni e brani da concludere, spero ne possiate godere al più presto. Ultimamente ho deciso di cominciare ad unificare il disegno alle piante, ovvero creare composizioni vegetali secondo una logica funzionale per ricreare ecosistemi, oltre che dal punto di vista estetico, che possano vivere, svilupparsi e concludere l’opera. Mi emoziona l’idea di poter dare l’input a qualcosa che vivrà e si svilupperà autonomamente, senza il mio controllo.

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