DOTHEARTYOUWANT: Intervista a Moro

Dopo le ultime settimane in cui siamo stati un po’ assenti, eccoci ritornati con una nuova intervista per la rubrica “DOTHEARTYOUWANT”.Vi presentiamo Moro, Francesco Moretti, nato a Urbino nel…26 anni fa. Mangiatore di Pizza Rossini presso Pesaro. Fumettista e illustratore. Musicista, Dj e cofounder di Raw festival.

Ciao ragazzi e ragazze di Riotzine!

Ciao! Innanzitutto grazie per aver partecipato alla nostra rubrica con quest’intervista. Dunque come nasce Moro? Come è nata e si è sviluppata la tua vena artistica nel corso degli anni? Quali artisti ti hanno influenzato di più? E cosa ti ispira del mondo che ti circonda?

Sicuramente Moro nasce da una serie di fattori che come nella tanto amata chimica genera una soluzione ben mescolata. Un fattore determinante è stato certamente crescere in un ambiente “diverso”. Mi spiego meglio; i miei genitori hanno gestito e gestiscono ancora un importante cinema di Pesaro, la città in cui vivo. Un cinema che proietta film ricercati, provenienti da tanti festival e registi di spicco, in più i miei hanno frequentato l’artistico di Pesaro e Urbino, quindi questo essere circondato letteralmente da “bellezza” perché penso di poterla chiamare così, mi ha notevolmente influenzato…tanto da frequentare l’Artistico a Pesaro e poi a Urbino pure io. Ma è stata una scelta che non ha fatto altro che allargare notevolmente il “campo di influenza”. Professori come Catani, Rondina, Valeri, Galeotti, Francesconi … Compagni di Classe come Giombo, Passanisi, Ricci, Leonardo e Guido. La città stessa di Urbino raccoglieva una vasta gamma di “creativi”: nei bar, nei pub, nelle classi, nei gruppi organizzati, nei collettivi, nelle squadre di calcio, nell’ubriacone appoggiato alle scale dell’edificio in centro… insomma circondato dalla bellezza. Un’esplosione per gli occhi. Tornando a scuola, un giorno, il Professor Galeotti mi diede un paio di chiavi. Quelle chiavi per me che ero appena arrivato, una matricola che cercava di farsi una cultura, aprivano quella che era la sua famigerata biblioteca. Ricca, anzi ricchissima di libri e fumetti di ogni Autore e genere. Segni pazzeschi che accarezzavano il foglio e altri che lo tagliavano senza una parvenza di pietà, vite e colori, sensazioni e matite di persone che volevano essere ciò che voglio essere io. Tra gli artisti che mi piacquero subito ci furono subito Moebius e Pazienza, assieme a Mattotti, Gipi, Toppi, Tamburini, ecc 

I tuoi lavori hanno delle ambientazioni molto particolari e dei tratti distopici a volte. Da quali concetti parti per realizzarli? Cosa ti piace comunicare con la tua arte?

Tratti di fantasia.. ma anche di grande realtà emotiva. Questo cerco, di raccontare la verità, almeno la mia verità, non di raccontarmi sia chiaro. Le storie che scrivo sono sceneggiati di fantasia, non vicende realmente accadute, ma come disse una volta un mio professore “plausibili”. Come dicevo prima, mi piace l’idea di raccontare la mia verità quindi vicende che essendo plausibili raccontano anche la storia un po’ di tutti, magari quel segreto celato, quella cosa vista ma non detta, un mistero comune che avvolge tutti no? Le ambientazioni sono uno spaccato alterato della realtà ma perché personalmente la fauna e la flora dell’arte Urban e brutalista mi affascinano, sai no? Graffiti, tubi, silos, muri, ecc ecc

Come nasce un tuo lavoro? Quali sono i soggetti che ti piace più rappresentare?

Come nasce? mh.. ti faccio un esempio: l’altro giorno mi sono imbattuto in una storia, una storia vera accaduta nel Nord Italia; la storia di Seveso e del serbatoio esploso contenente materiale tossico che si è sparso nell’area della valle. Sembra di guardare un episodio di Chernobyl la serie. E’ una storia cruda, vera, sincera. Raccontare storie sincere penso sia un “must”.

Alla base della tua arte ci sono delle idee ricorrenti o per ogni lavoro parti da un’idea differente?

Ho realizzato alcuni libri, e sì collego le idee per rendere la lettura un percorso per conoscersi tra disegnatore e lettore. Ho realizzato “Cibo per mosche” e “All’impero” come due libri che raccontano la stesse storia vissuta in due fasi diverse, con gli stessi personaggi appunto. “Favole per bimbi grandi” invece è una raccolta di mini fumetti e racconti seguiti da illustrazioni a cui lavoro insieme a collaboratori ma anche in solitaria. In sostanza è devoluto a produrre storie con maggiore frequenza per soddisfare il mio bisogno frenetico di farlo.

Come definiresti l’ambiente artistico italiano in questo periodo? Credi che l’arte si sia fermata con la mancanza dei Festival?

L’ambiente artistico Italiano.. Personalmente ho sofferto come tanti l’assenza di Festival o comunque la loro realizzazione in digitale. Sono ambienti che vedo essenziali per conoscersi, stringere legami e soprattutto, e non scontato, per farsi conoscere attraverso il proprio lavoro, una pizza insieme o una sbornia finita con una catasta di 18 persone che dormono su un solo divano. Sì è anche questo, ed è bellissimo. Il non poter raccontare il proprio lavoro di persona sicuramente ha toccato profondamente l’ambiente e perciò anche il lato commerciale della cosa, però ho visto anche produrre molto. Secondo me nell’ambiente si è anche prodotto, andati avanti, nascondendo o raccontando un po’ il nuovo progetto. Si è stati capaci di sfruttare l’occasione. Questa è la mia percezione dell’ambiente che ho intorno a me basata sul fatto che io ho prodotto, il mio amico ha prodotto, la mia amica ha prodotto, il centro sociale ha prodotto, il collettivo ha prodotto… Rimango ottimista.

Ha dei nuovi progetti in programma? Svelaci qualche chicca.

Sto realizzando un nuovo libro che raccoglierà 3 storie, per un totale di… di… di un sacco di pagine, davvero tante per il mio standard. Racchiuderà “Cibo per mosche”, “All’Impero” e “La pantera”, tutte storie precedute da un’altra mini-storia che le raccoglie raccontando di…. basta, direi che va bene cosi. Intanto sto disegnando il mio nuovo fumetto, parlerà di Dinamica. Inoltre ho realizzato assieme all’organizzazione Raw Festival, con tanti amici e amiche, colleghi e colleghe, e tanta altra gente, una rivista. L’abbiamo chiamata “Fauna”. Stiamo finendo di assemblare il primo volume, ma stiamo già prendendo le adesioni per il prossimo. Naturalmente siete tutti invitati.

Keep Drawing!

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