Recensione della biografia dei Bad Religion, “DO WHAT YOU WANT”

E’ uscita circa un mese fa’ la biografia di un gruppo tra i più influenti del panorama punk rock: i Bad Religion. La band ha festeggiato il suo quarantesimo anniversario con 417 pagine dedicate alla sua storia. Il volume è stato scritto in collaborazione con Jim Ruland, il coautore di “My Damage” con Keith Morris, il cantante di Black Flag, Circle Jerks e OFF!, che ha scritto per tantissime fanzine punk come Flipside e Razorcake, l’unica fanzine musicale indipendente senza fini di lucro in America. E’ strutturato in maniera tale da non essere affatto noioso in quanto agli stralci di biografia si alternano i commenti dei vari componenti che si sono avvicendati nel corso degli anni, per cui risulta una specie di lunga intervista.

La narrazione inizia con i Bad Religion che da ragazzini formano il gruppo, decidono che il loro simbolo distintivo sarà il Crossbuster e suonano davanti a una manciata di persone, passa per il fiasco di Into the Unknown, per la risalita al successo con Suffer, fino ad arrivare ai concerti che raccolgono migliaia di persone, percorrendo la storia degli album sotto i vari punti di vista degli artisti.

Nel libro sono descritti i cambi di line up, i dischi incisi, i processi creativi, i rapporti tra i “punk intellettuali” che sono stati capaci di dire “uso la mia testa, per capire ciò che è vero e ciò che non lo è” e che hanno messo in evidenza come essere punk non sia soltanto avere la cresta e portare i giubbotti borchiati, ma significhi pensare, comprendere cosa va e cosa non va nel mondo, impegnarsi per cambiare la merda in cui viviamo. Tuttavia allo spirito sovversivo e allo stesso tempo costruttivo della band viene data poca importanza: ci si aspetterebbe qualche riflessione in più, maggiori riferimenti ideologici e spiegazioni dei testi, mentre gli autori si limitano principalmente ad esporre i concetti e le idee dai quali sono partiti per i loro album e a lasciare qualche citazione qua e là. Inoltre un gruppo con una carriera quarantennale avrebbe proposto qualche aneddoto, di cui il testo pecca. Credo che a tutti i fan sarebbe piaciuto conoscere qualche dettaglio in più sugli episodi più divertenti della band, sui loro testi e sulle loro idee.

Lo stile è molto scorrevole e il linguaggio è semplice per cui anche per una non amante delle biografie come me, il libro risulta di facile lettura pur constando di più di 400 pagine.

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