Utopia reale

Ieri ho visto il film “L’isola delle Rose”, dove si narra la storia di un’isola artificiale sorta nel 1968 a 6 miglia dall’Italia, dunque fuori dalle acque territoriali italiane. L’ opera nacque dal progetto di un ingegnere, Giulio Rosa, con un’utopia: essere liberi da qualsiasi legge o imposizione, l’idea di poter creare un mondo dove ognuno può fare ciò che vuole. Io personalmente non ero a conoscenza di quest’episodio e mi ha colpito molto; non tanto per la storia di un’isola diventata una specie di discoteca, che cercava di diventare indipendente e riconosciuta, quanto per la portata del sogno utopico di cui era espressione. Tutto ciò mi ha portato a delle domande; da dove nasce un’utopia? In che misura e fino a che punto un sogno può essere “utopia”? Credere tanto in qualcosa, unito all’avere delle determinate capacità e una certa voglia di applicarsi può effettivamente portare a trasformare un’utopia in qualcosa di reale? Quanto è importante per la piena realizzazione spirituale dell’uomo avere delle utopie? E quando l’utopia si trasforma in realtà, si contamina necessariamente? Ho cercato di darmi delle risposte, abbastanza personali e probabilmente per molti non condivisibili, però ciò che mi interessa scrivendo questo articolo è spingere la gente a riflettere su quanto sia importante avere dei sogni all’apparenza utopici, qualcosa in cui credere, un ideale. Prendiamo come esempio la libertà, che in primis non dovrebbe essere un’utopia, ma che nella maggior parte dei casi lo è. Essa nasce dall’individualità dell’uomo, che cerca in ogni modo di realizzarsi in pieno. Naturalmente un sogno è utopia quando non è realizzabile, ma può diventare reale nel momento in cui, come nel caso dell’Isola della Rose si riesce a trovare un modo per sfuggire alle leggi e ai condizionamenti della società, quando si è in grado di far realizzare la propria idea, pensando fuori dagli schemi. L’utopia deve tuttavia confrontarsi con la realtà. Infatti a volte non riesce a giungere al suo compimento, altre la realtà può essere influenzata da essa; tutti i progressi, i cambiamenti compiuti dalla società negli ultimi 100-150 sono frutto di idee considerate inizialmente utopiche.

Sicuramente l’utopia ha un ruolo particolarissimo nella realizzazione dell’individuo: essa lo eleva. Prendendo come esempio la libertà, possiamo osservare come il credere nella sua possibile realizzazione, l’individuo si eleva spiritualmente, cercando di ampliare il più possibile la sua mente, di ragionare con la sua testa, di lottare per la propria libertà, producendo dei cambiamenti tangibili in se stesso e nella società. Di conseguenza, attraverso questa messa a punto dell’utopia, osserviamo che essa riesce a concretizzarsi, ad uscire dal suo essere irrealizzabile. Quindi quanto è relativo il senso della parola “utopia”? Quanto dipende da noi rendere un’idea un’utopia? Forse tanto, forse in gran parte.

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