Recensione “Attitudine riottosa”

“Attitudine riottosa” è un libro di Giulio d’Errico, storico e ricercatore indipendente, che si occupa di movimenti sociali e flussi migratori, uscito a luglio 2020 e pubblicato dall’Agenzia X . Esso tratta la storia dell’anarchopunk in UK. Si presenta come una specie di punkzine: è un miscuglio di racconti, storie, saggi, che analizzano il movimento nel Regno Unito. L’anarchopunk rappresentò l’azione diretta del punk, esso riuscì a reinventare un approccio alla lotta militante in un periodo in cui la precedente ondata dei movimenti sociali aveva perso e in cui nel frattempo acquisiva sempre più potere il liberismo globalizzato. Qui non si parla più della prima fase punk degli anni 70′, spesso contraddistinta da uno spiccato interesse per il business, ma di quella degli anni 80′, attraverso la quale il dissenso e la rinnovata coscienza politica trovarono un nuovo modo per esprimersi. Tutto questo è narrato in questo volume attraverso le esperienze e riflessioni critiche personali e collettive di chi ha vissuto quel periodo. Nei 12 capitoli c’è di tutto: dalle manifestazioni Stop The City, dal ruolo che il punk ebbe nell’abbattere i confini religiosi in Irlanda del Nord, ai concerti, ai festival, ai viaggi, ai racconti di persone che purtroppo sono state sconfitte dal sistema, all’apporto del punk al femminismo, all’animalismo, alla lotta delle manifestazioni contro gli armamenti. I racconti sono ambientati a Londra, Bristol, Belfast, città in cui alla base della nascita del punk c’è stato un sistema fortemente oppressivo, un forte divisionismo e un perbenismo dilagante, a cui i giovani punk dell’epoca si opposero, creando un’arma contro il sistema vigente, imposto da Margaret Thatcher, che aprì un decennio di politiche neoliberali, classiste e autoritarie contro i sindacati, le minoranze, i disoccupati, i i giovani e tutti i gruppi sociali più emarginati. Qui si parla di attivisti antimilitaristi, anarchici, femministi, occupanti di case e spazi sociali, che con forza contrastarono il funzionamento degli ingranaggi della macchina del sistema. Non ci sono più i gruppi degli anni 70, che utilizzavano l’anarchismo come un simbolo per creare scandalo, bensì ci sono persone che credono davvero nella libera azione individuale come i Crass, i Conflict, i Flux of Pink Indians, le Poison Girls. E’ un movimento che non finisce con lo scioglimento dei Crass nel 1984, come proclamato da molti, ma che continuò a opporsi al sistema thatcheriano fino alle rivolte contro la Poll Tax del 1990. Nei decenni successivi l’anarchopunk ha continuato a ispirare la nascita di gruppi e scene locali anche al di fuori del Regno Unito e dell’Europa. “Stop The City ci ha mostrato una nuova possibilità” è il titolo di uno dei capitoli di questo libro, che mette in luce le connessioni, le idee e le modalità riprese, discusse e riadattate dai movimenti culturali e politici degli ultimi decenni.

Personalmente il libro mi ha colpito molto per la capacità dell’autore nel mettere insieme tante voci spesso dissonanti e tanti pezzetti di vita delle persone che hanno vissuto la scena di quel periodo e per l’analisi molto pregnante, ma allo spesso tempo approfondita dei fenomeni storici, politici e culturali. Il libro mi per questi caratteri mi è parso a metà tra una punkzine e un saggio. L’autore è stato capace di offrirci un ampio, coeso e preciso quadro politico, storico, sociale e culturale dell’epoca, pur muovendo il suo racconto dalle storie di singoli individui. Essendo un libro così folto di esperienze e di variegate storie, offre moltissimi spunti di approfondimento e di discussione su temi spesso non trattati. Inoltre ciò che ho apprezzato molto è stata la rivalutazione dell’anarchopunk, inteso come azione diretta del movimento che a mio parere, specialmente nel sistema che ci controlla sempre maggiormente, andrebbe tenuto presente e riformulato in una nuova applicazione a 360° più adatta ai nostri tempi, più efficace e più coinvolgente. Nel complesso “Attitudine riottosa” è un libro che, pur attraverso l’analisi molto scientifica dei fatti, riesce a suscitare la voglia di impegnarsi, di ribellarsi al sistema e di lottare per contrastarlo.

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