Stop the city, mobilitazione “senza leader”

Il 29 settembre 1983 ci fu la prima Stop the City, che attraversò il cuore pulsante dell’economia britannica, la City di Londra. Essa fu una manifestazione radicale, organizzata senza alcun gruppo politico, sindacale o non governativo, che mirava a bloccare le attività della City attraverso azioni dirette. Le operazioni finanziarie-industriali erano responsabili della povertà, dello sfruttamento e della mercificazione della morte, che avrebbero portato a un confitto nucleare. Essa fu partecipata in gran parte da punk anarchici. Le richieste dei riottosi erano inflessibili e non si sarebbero abbassate a nessun compromesso. Stop the City chiedeva che le banche cessassero le loro attività di lucro basate sullo sfruttamento umano ed ecologico e che tagliassero i finanziamenti all’industria delle armi. Tuttavia Penny Rimbaud, batterista dei Crass, affermò che la manifestazione era “metà riot, metà carnevale” mettendo l’accento sul fatto che i manifestanti non avessero le idee chiare sulla risposta da dare al rifiuto delle loro richieste e che la manifestazione raccoglieva una vasta moltitudine di lotte.

Nonostante ciò, questa manifestazione ebbe un ruolo fondamentale all’interno della storia dell’anarchopunk britannico in quanto espanse la politica anarchica a livello collettivo e mobilitò le folle intorno ai messaggi veicolati dalle zine e dalla musica, in maniera non coordinata da alcun leader e autonoma, che creò non pochi problemi alla polizia, la quale trovandosi di fronte a un’organizzazione senza struttura, si trovò spaesata. Inoltre coloro che non potevano partecipare erano invitati a collaborare al blocco telefonico, che intendeva sovraccaricare le centraline dell’area e bloccare le comunicazioni telefoniche. Stop the City proponeva un modello molto diverso sia da quello della sinistra sia da quello dei gruppi come la Campagna per il disarmo nucleare e fece mostra della sua creatività attraverso azioni inventive e un simbolismo molto efficace. La giornata fu un vero successo e mise in evidenza la forza delle convinzioni ideologiche dei partecipanti.

La protesta attirò da un lato le frange più radicali del movimento contro il disarmo nucleare, che era rinato dopo la corsa agli armamenti degli anni 80, dall’altro i giovani che si erano avvicinati all’ideale anarchico attraverso la cultura punk. Infatti essi si fecero i maggiori portavoce del passaparola della protesta. Le loro idee trovarono manifestazioni nelle lotte contro il nucleare, le mobilitazioni contro la Thatcher, e i sabotaggi alla caccia. Gli attivisti misero in evidenza che il sistema di sfruttamento capitalistico era la principale causa delle guerre e che i periodi di pace erano solo “un’illusione, il breve spazio tra i proiettili” come scrissero le Poison Girls. Il 29 marzo 1984,il successivo giorno del calcolo dei profitti, ci fu una seconda Stop the City il 29 marzo 1984, il successivo giorno del calcolo dei profitti, la quale raccolse un numero impressionante di partecipanti e articolò il suo programma in una serie di azioni femministe (ad esempio furono “liberati degli assorbenti all’interno della catena Boots), per l’utilizzo di energia pulita davanti la compagnia elettrica nazionale e contro lo sfruttamento degli animali. Inoltre ci furono die-ins contro il militarismo e concerti benefit per pagare le spese legali per chi era stato arrestato. Questa mobilitazione ebbe effetti ancora più significativi della prima e fu estesa ad altre città, comeBristol e Glasgow. Alla prima Stop the City ne seguirono una terza e un quarta, le quali furono fallimentari in quanto la polizia riuscì a organizzare una risposta efficiente a causa di numerosi infiltrati.

Tuttavia le mobilitazioni Stop the City ci insegnano come la lotta contro il sistema debba essere priva di compromessi e possa essere condotta nel momento in cui si è coesi, pur partendo da basi ideologico-culturali differenti, come dal “carnevale” del 1983.

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