Riot grrrl e femminismo

Cosa significa per voi essere donna? Ancora oggi significa troppo spesso violenza di genere e discriminazioni. Oggi, proprio nella giornata contro la violenza sulle donne ci sono stati ben 2 femminicidi. In Italia, nel 2020 ce ne sono stati 91. Ciò significa che viene uccisa una donna ogni 3 giorni. Inoltre secondo le statistiche una donna su 3 è vittima di violenza. Nonostante siano numeri molto alti, sicuramente non corrispondono alla realtà perché spesso le donne non denunciano per paura. Inoltre il lockdown e la convivenza forzata non hanno dato alle donne la possibilità di allontanarsi da situazioni violente. Tuttavia la violenza spesso non è soltanto fisica, ma può essere anche psicologica, incidere sulla fiducia in se stesse, e di conseguenza anche sul modo di essere e di di esprimersi. Anche un insulto, un commento, un fischio per strada rappresentano un voler sminuire la figura femminile.

Noi donne ogni giorno siamo discriminate sul posto di lavoro prendendo uno stipendio inferiore, sentendoci dire ai pranzi di Natale “Ma non ce l’hai il fidanzato?” oppure “Quando ci darai un nipotino?” come se la vita di una donna limitasse le sue aspirazioni ad avere un fidanzato o una famiglia. Siamo discriminate anche dal nostro Stato nel momento in cui non ha considerato gli assorbenti beni di prima necessità, negli anni passati e a volte tutt’ora quando a una donna che aveva o ha subito violenza il giudice chiedeva quale fosse la lunghezza della sua gonna e l’altezza dei suoi tacchi per giustificare le azioni di un uomo infame. Ancora oggi spesso il corpo delle donne è considerato un oggetto da mettere in mostra. Anche le pubblicità e i social fanno la loro parte, trasmettendo una cultura dell’immagine e dell’apparenza, che non lascia spazio a ciò che va oltre la bellezza di una donna. La verità è che la parità per noi donne non è stata ancora raggiunta e bisogna lottare ogni giorno per ottenerla. Nessuna di noi può restare a guardare. Bisogna che trasformiamo questo mondo creato dagli uomini per gli uomini. Dobbiamo attivarci e informare, lottare, gridare al mondo che donne e uomini sono uguali, con le stesse potenzialità e lo stesso potere. Nonostante molti siano stati i passi fatti avanti, occorre ancora combattere per migliorare la società in cui viviamo, come hanno fatto le donne delle generazioni precedenti.

Nella lotta contro il patriarcato hanno avuto grande importanza le Riot grrrl, parte integrante della terza ondata di femminismo degli anni 90 del secolo scorso (la prima è quella di fine 800 e la seconda quella degli anni 60 del 900) . Questo movimento nacque nello stato di Washington e raccolse le adesioni di molte band, quasi tutte interamente al femminile. Esso utilizzò il neologismo “grrrl” al posto di girl per sottolineare il ringhio rabbioso delle attiviste che avevano la necessità di proporre delle immagini femminili potenti. Band come le Bikini Kill, le Bratmobile, le Slant 6 si imposero all’interno della scena punk, che fino a quel momento era stata prettamente maschile. Kathleen Hanna insieme a Molly Neuman ed Allison Wolfe delle Bratmobile stilarono un manifesto del movimento e crearono una fanzine.

Manifesto

Le Riot grrrl si concentrarono su temi quali lo stupro, gli abusi domestici, il sessismo, il predominio maschile e il potere alle donne. Si scagliarono contro il ruolo della casalinga e contro la mentalità ancora diffusa della donna vista esclusivamente come moglie e educatrice dei propri figli. Queste ragazze riuscirono a inorgoglire le donne: le esortarono a parlare dei propri problemi, discutendo anche di argomenti, che all’epoca erano ritenuti sconvenienti, considerati come strettamente personali, che perciò non erano denunciati. Esortarono le donne a vestirsi come volevano, a ribellarsi a chi diceva loro che vestirsi bene era solo un modo per compiacere gli uomini. Questi gruppi alimentarono la carica esplosiva delle donne che si sentivano oppresse, che avevano rinunciato alla propria carriera per la famiglia, che erano stufe di obbedire a una società ancora troppo maschilista, ancora fondata spesso sul patriarcato e accesero la miccia della terza ondata femminista.

Le band facenti parte del movimento Riot grrrl spingevano le donne a occupare i posti davanti al palco e gli uomini a far loro spazio e spesso facevano passare un microfono tra la folla per permettere alle donne di parlare dei propri problemi. Erano concerti in cui discussione e condivisione erano parte integrante, di cui per la prima volta le donne costituivano il tema fondamentale. Il movimento tuttavia perse di risonanza perché non rinunciò mai alla propria “purezza” e non divenne commerciale.

Nonostante questo movimento appartenga al passato, dobbiamo attivarci e continuare a lottare per i nostri diritti nell’attesa fiduciosa di una quarta ondata femminista.

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